Per potere descrivere il fenomeno dei senza dimora è importante tenere sempre presente che il soggetto di cui si parla è una PERSONA.Non si tratta tanto di un fenomeno per il quale è possibile dare un’unica definizione per ogni caso e situazione, quanto di un processo, uno stato, da cui nessuno, oggi più che mai, si può sentire escluso.Purtroppo la mente umana sempre più spesso si avvale di pregiudizi e stereotipi errati, con il rischio di commettere grossi errori che portano la gente comune a banali considerazioni sull’argomento, mi riferisco alle solite deresponsabilizzanti frasi come “vivere in strada è una scelta di vita” oppure “perché non si trova un lavoro come tutti?”, poiché si vuole vedere solo l’aspetto esteriore senza sforzarsi di capire cosa c’è realmente dietro e trascurando l’effetto che questi atteggiamenti di menefreghismo possono avere.
Sto parlando di persone, con storie e percorsi di vita diversi le une dalle altre, per questo bisogna investire sulle risorse che possiedono, far uscire quelle potenzialità che data la situazione e il forte disagio si stenta a credere di possedere.Il senza dimora è una persona ferita, sola, che soffre, ha perso la fiducia verso gli altri e in se stessa, nella maggior parte dei casi non si sente amata perché rifiutata ed è forte la paura ad avere nuove relazioni. La loro vita spesso è segnata da una serie di eventi, il più delle volte traumatici, che portano alla rottura con il mondo esterno e all’abbandono di se stessi. Agli occhi della società attuale, purtroppo, ciò che appare è solo l’immagine esteriore estremamente degradata, di un uomo che elemosina su una strada, etichettato solo per quello che non ha, senza casa, lavoro e relazioni. Ben pochi sono a conoscenza del fatto, ad esempio, che alcuni si coprono di tanti strati di vestiti (sempre uguali in ogni stagione) per difendersi dagli altri, per paura della vita, trovando nel loro modo di vestire un meccanismo per difendersi contro nuove relazioni affettive e per diventare irriconoscibili rendendo difficile un eventuale contatto con chi sempre più tende ad escluderli. Tuttavia è solo una corazza, ciò che loro vogliono farci credere, nascondendo la persona che c’è dietro, vera, umana, con la sua cultura, le sue difficoltà, i suoi limiti, come ogni altro essere umano. In realtà se si prestasse maggior attenzione, ci si accorgerebbe che ci troviamo davanti persone con potenzialità e risorse da trasformare in ricchezza, per noi e per loro. La società dovrebbe mettere la gente nelle condizioni di fornire le possibilità, i mezzi e gli strumenti per realizzare i propri sogni, per risvegliare le passioni, fargli capire che valgono e che possono fare qualcosa. Nelle situazioni dove la perdita dell’autostima è molto forte, questo tipo di intervento può, con il tempo, aiutare i soggetti a riacquistare la fiducia persa e non andrebbe sottovalutato.
Il corso che ho frequentato a Genova,“Operare con persone senza dimora”mi ha dato la possibilità di conoscere più da vicino queste realtà e capire quanto sia importante un intervento incentrato sulla persona basato su una relazione di fiducia e rispetto.Questa esperienza mi ha permesso di scoprire un mondo sempre più nascosto, il mondo dei senza dimora, respinto da una società che crede che la diversità possa essere dannosa per gli altri o semplicemente perché è più facile non vedere la sofferenza da vicino. Senza esagerare la posso considerare una delle esperienze più significative e costruttive della mia vita, mi ha arricchito e fatto crescere come persona. Attraverso il rapporto diretto con le persone ho avuto modo di conoscere meglio gli altri e anche me stessa, anche se solo con lo sguardo sono riuscita ad andare oltre il pregiudizio umano e per me è stato importante.

